L’Andalusia e la sua magia

L´Andalusia ci ha rapiti.

Sognavamo un on the road in questa terra da sempre.

Dopo molti viaggi, in molte città e isole spagnole, innamorata della cultura, dell’atmosfera, della gente, sapevo già che venendo qui, dove si entra in contatto con la cultura iberica più autentica, il rischio era di innamorarmi perdutamente.

Certo, non immaginavo che ci avrebbe letteralmente catturati per nove mesi.

E così con l’idea di imbarcarci per le isole Canarie verso febbraio/marzo, siamo entrati in Andalusia a metà gennaio, certi di riuscire ad esplorarla per bene in un mese o poco più.

SPOILER: quel traghetto non lo abbiamo mai preso.

Non avevamo fatto i conti con la magia che questa parte di mondo può sulle persone.

Siamo entrati nella provincia di Almerìa, rendendoci conto immediatamente del cambio del paesaggio, della vegetazione che si faceva arida, dei cactus che spuntavano dai cancelli delle case.

Abbiamo esplorato la costa e le spiagge meravigliose e selvagge del parco naturale di Capo de Gata, dove ci siamo addormentati cullati dal suono delle onde, abbiamo acceso fuochi per mangiare e per scaldarci, abbiamo stretto legami che portiamo e porteremo stretti nei nostri cuori, abbiamo fatto il bagno per la prima volta in pieno inverno.Abbiamo preparato pasta per tutti e dormito su scogliere a picco sul mare, visto albe incantevoli e tramonti belli da sembrare irreali.

Abbiamo fatto l’incredibile esperienza di esplorare Cala de San Pedro, una spiaggia raggiungibile solo via mare o con buoni 3km di camminata, abitata dagli anni 70′ da una comunità hippie, che si é stanziata lì e vive in maniera autonoma, coltivando i loro orti, vendendo artigianato.Un posto con un’energia incredibile che ci ha avvolti appena arrivati sulla spiaggia e che non dimenticheremo facilmente.

Abbiamo sperimentato, per la prima volta, cosa succede quando vivi viaggiando e lo fai a cuore aperto. Succede che incontri altri cuori ben aperti. Succede che ci si incontra -ciao, di dove siete?dove siete diretti? accendiamo un fuoco insieme per cena? –

E così, senza dirselo, ci si sceglie, per fare un pezzo di strada-di vita-insieme.

Ci si scambiano i sogni, le proprie storie, i desideri che ci hanno condotto dove siamo ora.

Ci si cucina a vicenda con amore, ci si preparano delle tisane se si sta poco bene. Si guida uno davanti all’altro, si sceglie dove dormire questa notte, ci si cura.

Il bello dei social media poi fa succedere magie, succede che ci si incontra, davanti ad un lago, il lago di Viñuela, siamo cinque, sei, sette camper. Il suono delle risate copre  il rumore dei pensieri, ci si conosce, si accende un fuoco che noi immaginiamo sempre ancora acceso, ci si scrive frasi epiche sulla pelle, ci si maschera da indiani, si raccolgono quantità industriali di legna che comunque non basta mai, si creano ricordi che rimarranno vivi forse tutta la vita. E si giura, ogni mattina “io parto dopo pranzo”. E poi, non si partiva mai.

E poi, ci si saluta. Ci si abbraccia, come si abbracciano gli amici veri, con la consapevolezza di quanta magia é stato essersi, in questo mondo grande, trovati.

Esplorata per bene la regione di Almerìa, ci siamo diretti verso Malaga, dove sarebbe atterrata la mia grande amica Gaia, venuta a farmi una sorpresa con la complicità di Sergio, per il mio compleanno, che abbiamo trascorso nella bellissima Nerja.

A Malaga conosciamo finalmente un’altra famiglia italiana, in viaggio full time come noi. Passiamo con loro dei giorni bellissimi e caotici tra chiacchiere, trekking, un quattro contro quattro bimbi-adulti che spesso ci ha steso e tante confidenze.

Nel frattempo ci rendiamo conto sempre più di quanto vivere in camper, vivere viaggiando, ci stia regalando la libertà di essere chi siamo. Di scegliere dove essere e per quanto tempo restarci. Stiamo imparando a vivere con poco, apprezzando le piccole cose, i momenti quotidiani condivisi. Il tempo, che prima ci era nemico, perché non bastava mai e che ora scorre lento, facendosi toccare ed annusare.

Intanto vediamo Diego crescere, come abbiamo sempre sognato: all’aria aperta, libero, scalzo, sporco di terra e di sabbia.

Osserviamo la sua curiosità farsi sempre più grande, i suoi occhi spalancarsi di fronte alle cose nuove. Vediamo crescere con lui quella sua meravigliosa apertura verso il prossimo, adulto, bambino, chiunque esso sia.

Visitiamo Granada, Cordoba, Antequera, Sevilla, ci riempiamo i sensi di storia, colori, bellezze naturalistiche e architettoniche. Scopriamo finalmente la straordinaria accoglienza del popolo andaluso, quella voglia di raccontare la propria terra, quel sorriso sempre pronto, quell’attitudine a fermarsi, a parlarsi, ad abbracciarsi.

E poi, arriviamo in una piovosissima Tarifa, ci spostiamo ed approdiamo a El Palmar e ci fermiamo. Ci siamo solo noi e chi, d’inverno, viene qui solo per un motivo: le onde. Aspettiamo il sole. E mentre lo aspettiamo, sentiamo quel senso di appartenenza ad un luogo che non sentivamo da tempo. La gente incrociandoci ci saluta sorridendo, c’é verde e fiori colorati che sbocciano in riva all’oceano. Si vive in ciabatte, anzi quasi sempre scalzi. Dietro di noi le mucche pascolano felici e libere. Il sole dá il suo spettacolo, regalando tramonti diversi ogni giorno.

Questo posto ci fa venire voglia di restare, almeno per un po’.

Troviamo una bella scuola in natura per Diego, Sergio trova lavoro in un chiringuito che sforna pizze davanti all’oceano (what else?!)

E così passiamo a El Palmar sei mesi del nostro viaggio, a tratti leggerissimi a tratti lunghissimi, con tanta voglia di rimetterci in marcia, di tornare a scoprire, ma felici, con la salsedine nei capelli, la sabbia ovunque nel camper, l’odore di pizza e la cerveza a tutte le ore, i piedi sempre scalzi, a contare le onde e i tramonti.

In Andalusia abbiamo trovato una cosa preziosissima ed é l’idea di un posto che ci rappresenti, che ci faccia sentire bene.

Abbiamo scoperto qui che non esiste un solo modo di vivere la vita, che, per esempio, vivere in camper può essere, semplicemente, un’opzione. Un posto in cui nessun fa caso a come sei vestito o se hai la ricrescita ai capelli o non metti lo smalto alle unghie o non vuoi togliere i peli sulle braccia. Qui la gente ti guarda negli occhi e ascolta la tua storia.

Non saremo mai grati abbastanza a questa terra per le emozioni, gli incontri, il senso di libertà e di lentezza. Tutto ciò di cui avevamo bisogno, tutto ciò che sognavamo, forse, da una vita intera.

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