Abbiamo venduto la casa, la abbiamo svuotata e siamo partiti.
Quello era il primo viaggio in camper della nostra vita. Eravamo inesperti, spaesati, frastornati.
È stato come un hangover, fortissimo e lunghissimo. Con relativi pentimenti e vertigini al pensiero di quel che avevamo fatto. È durato moltissimo. Tanto da farci pensare spesso che, forse, avevamo sbagliato tutto.
Siamo arrivati a Grosseto con l’idea che le modifiche da apportare al camper avrebbero portato via un paio di settimane al massimo. Siamo stati fermi per 42 giorni.
Con le nostre cose sparse in tre alloggi differenti, i postumi della separazione, Roma – così vicina! – che quasi potevamo sentirne i rumori del traffico. Le abitudini, la comfort zone che cercava di richiamarci a sé – “torna, non eri felice, ma eri SICURO.”
Ricordo di essermi sentita a mio agio entrando in un centro commerciale. Io, che avevo maledetto ogni domenica, ogni giornata di sole passata lì dentro per tanti anni.
Abbiamo forse per un attimo pensato di mollare. E invece – spoiler 😉 – non abbiamo mollato. Abbiamo guardato dritto davanti a noi e dentro di noi, ricordandoci perché lo avevamo fatto.
E allora siamo riusciti a vedere un’occasione in questo tempo che ci ha tenuti fermi. È stato un tempo difficile ma formativo. Utile per ciò che ci aspettava nella nostra nuova vita. Ma soprattutto un tempo che ci ha permesso di metabolizzare quell’hangover colossale e di smaltirlo in buona compagnia.
Abbiamo stretto legami, che abbiamo faticato a lasciare. Siamo arrivati svuotati, ce ne siamo andati pieni. Quindi, dopo il secondo arrivederci in una valle di lacrime, manco fosse l’ultima di Grey’s Anatomy, siamo ripartiti. Stavolta per davvero.
Abbiamo fatto una tappa a Forlì, per un pezzetto di famiglia che non abbracciavamo da tempo.
Abbiamo visto Venezia, per la prima volta, che è un po’ come il primo bacio o la prima volta che prendi l’aereo, o la prima volta che senti Intro degli XX.
Siamo arrivati ovviamente pieni di aspettative. Le ha superate tutte.
E poi su verso le Dolomiti. Che ci hanno regalato paesaggi incantati. Laghi fatati. Tramonti incredibili.
Milano, Torino, un’inaspettata bellissima serata intorno al fuoco con accanto solo neve e nelle mani un vin Brûlé storico. E poi via verso il confine. Verso una fase tutta nuova di questo viaggio, che in realtà poi è la nostra vita. Una breve tappa in Camargue. E finalmente Spagna.
E così sono volati 3 mesi. Pieni di cose.
3 mesi.
90 giorni.
3 passaggi di stagioni.
5000 km percorsi.
4 regioni e 4 dialetti.
2 nazioni e due lingue.
Pici 🍝, piadine 🌯, spritz 🍹, speck 🥓, canederli 🧆 e bretzel 🥨.
Baguette, churros e tortillas.
Paesi, mare, montagne, fiumi, laghi, città.
Zero autostrade e zero pedaggi.
Neanche l’ombra del famoso itinerario scritto che avremmo dovuto fare.
Incalcolabili scleri, ripensamenti e crisi mistico-esistenziali.
Paura.
Di aver fatto un passo sbagliato.
Di essersi sopravvalutati.
Di non possedere quello spirito di adattamento che eri sicuro di aver messo tra le cose da non dimenticare.
Innumerevoli canzoni cantate a squarciagola mentre scorrevano i kilometri.
Tre, che siamo noi. Uniti, compatti. Come quando la sera ci stringiamo nel letto. Come ovunque nel mondo. A volte barcolliamo, ma a mollare non ci pensiamo proprio.
Perciò cuori aperti.
Noi tre e la nostra casa, che ci sembra ancora incredibile che venga ovunque con noi.
With cosmic love.
The trip in three


Siete fantastici ragazzi, grazie per condividere i vostri momenti preziosi con noi.. emanate gioia, amore e coraggio.
Buona vita e in bocca al lupo 🍀 💯😍