Una delle tante domande che ci si pone quando leggiamo o ascoltiamo storie di decisioni come la nostra è:
cosa spinge davvero una famiglia, con un bimbo di tre anni al seguito soprattutto, a un cambio di rotta così drastico?
Noi siamo qui per raccontare anche questo. Perché oltre al viaggio, al desiderio di esplorazione e di scoperta, ci sono molti altri fattori e motivazioni che ci hanno portato prendere questa decisione che ci cambierà la vita.
Tanto per cominciare noi siamo nati, cresciuti e abbiamo passato tutta la nostra vita a Roma.
Roma. Per molti, per noi, la città più bella al mondo ma una posto in cui, come molte metropoli, chi si ferma è perduto, la fretta è una compagna fedele, i servizi funzionano assai male, il traffico è una costante e si fatica ad arrivare a fine giornata senza aver imprecato almeno due o tre volte. Roma per noi è come quella storia d’amore impossibile, quell’amore romantico, travolgente, ma che sai che non fa per te, che non ti consente di essere te stesso.
Io, Sara, lavoravo da tanti, troppi anni in una grande multinazionale del fast fashion. Sergio, lavoratore intermittente, si barcamenava tra doppi turni, notturni e infiniti chilometri macinati tra casa e lavoro. La nostra quotidianità assomigliava ad un tetris di orari, lavoro, traffico, impegni, incastri. Poco tempo per la famiglia e quasi zero per noi. Diego era sempre a scuola o con i nonni, noi organizzavamo i turni per stare con lui con il risultato che noi due ci vedevamo pochissimo.
Questo stile di vita era per noi semplicemente insostenibile. Ci sembrava una grande corsa in tondo, in cui non si vinceva mai.
E l’abbiamo capito quando, destreggiandoci tra gli impegni, le scadenze, le spese e lo stress, ci siamo resi conto che nonostante tutta questa fatica giornaliera, ci mancavano sempre tempo e modo per stare insieme. E, soprattutto ci stavamo perdendo Noi. Perché non avevamo il tempo per curarci e quando lo avevamo eravamo stanchi, stressati.
Caricavamo di aspettative le giornate libere che potevamo passare insieme, per poi andare in escandescenza per qualsiasi piccolo inconveniente. Si discuteva, la sera stanchi chi si addormentava, chi provava a leggere senza riuscirci. Noi, che di battaglie ne avevamo fatte, ne avevamo vinte, ci stavamo arrendendo, stavamo diventando tristi.
Pensavamo spesso “Ma alla fine che cos’è che mi manca, ho una bella casa, un lavoro fisso, una macchina, una famiglia, non sarà che sto esagerando e alla fine va tutto bene così? Alla fine, non è così che vivono tutti?”. Già, “tutti”.
Ci è voluto tempo per capire che “tutti” non siamo noi.
Che per quanto viviamo una società che ci vuole tutti identici nel corpo, nel volto, nei pensieri e nelle abitudini, noi, senza volerlo, ci stavamo ribellando. Che la normalità è un concetto relativo. Che ci vuole coraggio per abbracciare la consapevolezza di essere diversi. Che, per noi, era più folle continuare a vivere così, rischiando di farci logorare dalla frenesia e dall’insoddisfazione. E soprattutto, dal rimpianto di non aver provato a cambiare le cose.
Il rimpianto è ciò su cui ho ragionato per il più dei miei viaggi mentali.
Noi abbiamo Diego e la responsabilità delle scelte che facciamo per lui. Diego è stata la più grande preoccupazione e la più grande motivazione riguardo a questa decisione. Eravamo preoccupati del cambiamento, del distacco dagli affetti, della scuola materna che avrebbe dovuto iniziare, ma soprattutto del fatto di stare vendendo una casa che un giorno, probabilmente, sarebbe stata sua.
Poi, come spesso accade, con il tempo ci siamo risposti a molte delle nostre domande. E pensando a che tipo di genitori vogliamo essere e a quel che vogliamo insegnare a nostro figlio, il rimpianto non è tra quelle cose.
Siamo certi che stiamo regalando a Diego una grande opportunità di arricchimento. Crediamo che la natura e il viaggio siano una grande scuola e che per lui sarà un grande privilegio vivere questo tempo con mamma e papà. Siamo certi che i rapporti che ha qui non si esauriranno, perché impareremo insieme come curarli.
Siamo convinti che lasciando loro beni materiali, renderemo la vita più semplice ai nostri figli. Ma è regalando loro ricordi felici che contribuiremo a farli diventare adulti equilibrati. E soprattutto sappiamo che il più grande degli insegnamenti che si possono apprendere (noi ci stiamo ancora lavorando) è quello di vivere il momento presente.
Nonostante tutte le consapevolezze, non è stato comunque facile fare “il salto”.
Ci sono voluti mesi, discussioni infinite, pianti, mille dubbi e ripensamenti… e poi, è come se qualcosa avesse infine sfondato quel muro e ci avesse condotto di fronte a quella che era l’unica decisione possibile, quella che assomigliava a chi siamo oggi. E allora abbiamo capito che tutto sembra impossibile, finché non hai il coraggio di farlo. E così: SPLASH!
Buttati. Tuffo a bomba. Quindi siamo qui, col cuore in gola. Che ci guardiamo a volte e con gli occhi ci diciamo “l’abbiamo fatto davvero.”
Felici, di aver avuto il coraggio di seguire i nostri desideri.
Non sappiamo cosa sarà domani. Dove saremo tra un mese o tra un anno. Quale sarà il posto dove decideremo di mettere radici. Ma, per la prima volta, non abbiamo alcuna urgenza di saperlo.
Ciò che importa è il nostro tempo insieme. Viverci, ogni giorno. Onorare questo tempo. Goderci la famiglia che tanto abbiamo desiderato. E farlo, viaggiando. Inizia da qui Il Viaggio di noi Tre.


Complimenti mi piace molto scritto bene.anche la vostra storia bellissima. In bocca al lupo per tutto ragazzi e buoni km 🥰
Queste parole hanno scaturito in me belle emozioni!
Grazie <3
Bravi ragazzi, il coraggio di fare un salto del genere è immenso e solo questo vi ha già dato mille armi in più. Probabilmente voi non le percepite, ma sono certa che chi vi conosce vi troverà già diversi, più forti, più coscienti. Vi auguro il meglio